San Michele Arcangelo
Chiesa di San Michele Arcangelo
Cenni storici e descrittivi
Fu fondata nel 1749 da Erasmo Castaldi, che si riservò i diritti di patronato e li trasmise ai suoi successori. Al tempo dello storico Giuseppe D’Ascia versava in stato di abbandono, anche perché la chiesa di Santa Lucia, poco distante svolgeva le funzioni di grancia parrocchiale, ma a differenza di quest’ultima, non subì danni a causa del terremoto del 1883, che fece crollare tutte le chiese della contrada. Fu violentemente colpita dall’alluvione del 1910, durante la quale fu sommersa dall’acqua e dai detriti, fino all’altezza del volto della Madonna nella tela della Natività. Venne restaurata dal sacerdote foriano Pietro Calise, che ne fu rettore, al quale si deve la realizzazione della zoccolatura dell’altare maggiore e degli altari laterali, la realizzazione di quattro statue e la chiusura del cortile con la cancellata in ferro battuto, come ricorda la lapide posta all’entrata della chiesa sulla sinistra che reca la data 1919.
Con l’incremento demografico che interessò Forio nella prima metà del secolo, aumentarono anche le esigenze spirituali dei suoi abitanti, per cui il vescovo Ernesto de Laurentis (1928-1956) con la bolla dell’8 agosto 1936 istituiva la parrocchia di S. Michele Arcangelo, fissandone la sede nella chiesa omonima che, dopo il restauro ad opera di don Pietro, veniva a trovarsi al centro della zona abitata.
La chiesa, poco spaziosa, a pianta ellissoidale, è adorna si stucchi, fatta realizzare dalla ditta dei fratelli Cesare e Francesco Starace, che nel corso del secolo XVIII, hanno ornato diverse chiese di Forio e dell’isola.
È impreziosita da tre grandi tele di Alfonso Di Spigna:
• San Michele, sull’altare maggiore;
• Adorazione dei pastori, firmata e datata 1745;
• Madonna e Santi Agostino e Antonio di Padova con ritratto del committente.
Inoltre, accanto alla cantoria dotata di organo positivo realizzato da Giovanni Galasso e dal figlio Luigi, di origine pugliese, vi sono due piccole tele di due autori ignoti: Sant’Antonio Abate e l’Eccehomo, attribuito a un non definito allievo di Giuseppe Bonito (1707-1789), entrambi del XVIII secolo.
Il pulpito e tre porte lignee dipinte del secolo XVIII completano l’arredo di questa piccola, ma interessante chiesa, che costituisce un piccolo gioiello d’arte.
Oggi la parrocchia di S. Michele è la più popolosa di Forio.