Lunedì - Venerdì ore 19.00
Sabato e prefestivi ore 19.00
Domenica e festivi ore 09.00 (estivo)
CHIUSA PER LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE
Domenica e festivi ore 19.30 (estivo)
Nella festa del Ss. Nome di Maria il 12 settembre
Sante Messe ore 08.30, 09.30, 10.30 e 18.30.
Nel nostro tempo pensiamo che non esistano verità assolute, che non si possa sapere nulla con certezza. Il bene e il male sono relativi ai nostri sentimenti e se penso che qualcosa sia buono allora posso farlo, logicamente o meno, anche senza conoscere di che si tratta.
Quindi come posso andare dal mio vicino a dire che qualcosa non è buono? L'unica risposta che ricevo è: "Sono affari miei". E noi diciamo: "È la sua vita e la sua scelta". Gesù non ha forse detto: "Non giudicate per non essere giudicati"? Quindi ognuno per sé. Non vedo, non sento, non parlo.
E poi, non abbiamo più il coraggio o abbiamo una paura profonda di proibire qualcosa e di dire "no" a qualcuno, adulti e finanche bambini.
E questo provoca nella nostra società, nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità la mancanza profonda del rendersi conto dei nostri limiti, dei confini e della differenza tra desiderio e realtà.
Sì, la vita non ci dice sempre "sì". La vita è anche accettare i limiti. La vita è piena di difficoltà e di resistenze, che ci dicono continuamente "no", così che non sempre ci è permesso di fare ciò che vorremmo.
Ecco perché nel Vangelo di oggi Gesù dice: Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo. È un vangelo morto e privo di significato nel nostro tempo?
Certamente questo Vangelo va controcorrente. Bisogna avere il coraggio di ammonire il proprio fratello. Deve essere un ammonimento fraterno, ma il Vangelo esige che ci sentiamo responsabili l'uno dell'altro e che abbiamo il coraggio di rivolgerci a qualcuno che è sulla strada sbagliata.
Quando ammoniamo qualcuno, non dobbiamo farlo perché ci consideriamo migliori di lui, ma perché è il nostro prossimo, il nostro fratello.
Inoltre, e soprattutto, possiamo ammonire e rivolgerci a un fratello se siamo disposti a partecipare e a prendere parte alla sua vita, a sopportare le sue difficoltà e a essere un esempio per il nostro fratello nei fatti e con tutta la nostra vita.
Per questo Gesù dice in un altro punto del Vangelo: "Vedete la pagliuzza nell'occhio del vostro fratello, ma non vi accorgete della trave nel vostro occhio". Sta parlando della trave nel nostro occhio, su cui dobbiamo lavorare prima di intervenire sulla pagliuzza nell'occhio dell'altro.
Quando pensiamo di vedere qualcosa in un altro e vogliamo ammonirlo, dobbiamo innanzitutto avere una buona visione della nostra situazione. Dobbiamo valutare noi stessi e trarre la giusta conclusione. Quando avremo affrontato questo aspetto, Dio potrà usarci per aiutare gli altri.
Una trave è più grande di una pagliuzza. Chi non nota la trave nel proprio occhio non dovrebbe dire nulla di chi ha una pagliuzza. Se parla, allora è un ipocrita. Una trave non solo è più grande e facilmente visibile, ma anche più facile da pulire. Chi si accorge della trave che ha in sé, ma non fa nulla al riguardo, non ha nemmeno il diritto di parlare al fratello.
Ci sono persone che non partecipano mai alla vita della comunità parrocchiale. Però hanno sempre qualcosa da dire su tutto, vogliono parlare, giudicare e decidere della comunità ecclesiale. Se non lo permettete, dicono che è un abuso di potere.
Se non si partecipa, non si ha il diritto di parlare. La comunità ecclesiale non ha bisogno di spettatori che parlano e giudicano dall'esterno, ma di partecipanti che vogliono aiutare a costruire la comunità ecclesiale.