Lunedì - Venerdì ore 19.00
Sabato e prefestivi ore 19.00
Domenica e festivi ore 09.00 (estivo)
CHIUSA PER LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE
Domenica e festivi ore 19.30 (estivo)
Nella festa del Ss. Nome di Maria il 12 settembre
Sante Messe ore 08.30, 09.30, 10.30 e 18.30.
La prima parabola che Gesù racconta è in sé molto semplice, e ha per protagonista un seme, anzi tanti, tanti semi che cadono nella terra.
Le immagini sono così immediate che viene spontaneo accostare la descrizione dei vari terreni alle esperienze della propria vita, come già sappiamo ha fatto la prima comunità cristiana, inserendo la spiegazione all’interno del Vangelo stesso (vv. 18-23).
Ciascuno di noi, infatti, sa cosa significhi sentirsi strada, semplicemente un “luogo di transito” dove le persone vengono e prendono quel che serve, lasciandoci vuoti e incapaci di comprendere e di sentirci compresi.
Abbiamo fatto l’esperienza di essere terreno sassoso, che accoglie qualcosa con entusiasmo e speranza, per poi sperimentare che è durata poco, che alla luce del sole non ne valeva la pena e ci ha portato solo delusione, facendoci sentire pietra dura dove nulla può veramente mettere radici.
Per non parlare dei rovi e del senso di soffocamento, di stanchezza e di impotenza di fronte alle molte preoccupazioni, impegni e responsabilità, per affrontare i quali anche le migliori intenzioni non bastano.
Gesù, che ci conosce meglio di noi stessi, ci dice che queste esperienze non sono inutili, che lui non è estraneo e lontano a nessuna di esse. Per questo le chiama “terreno”, cioè luogo e tempo che può sempre accogliere un seme, la forza feconda della Parola e della Presenza divina.
Il germe è sempre fecondo
La buona notizia del Vangelo è che per ogni terreno, per ogni situazione, per ogni giornata e avvenimento c’è un seme, anzi c’è un’abbondanza di semi, di Parole di vita pronte a germinare proprio lì dove siamo, dando significato e risultato allo sforzo di essere migliori, alla fatica di cercare comunque il meglio.
Certo, siamo chiamati a crescere per diventare sempre più terreno buono dove il seme dà frutto, ciascuno secondo le proprie capacità. Ma, prima di tutto, siamo chiamati ad accorgerci che qualunque siano le vicende della vita che stiamo affrontando, la premura e la provvidenza divina non ci fanno mancare un germe fecondo, ricco di potenzialità impensabili, perché anche in quella circostanza il Regno di Dio possa realizzarsi in noi, attraverso di noi.
Il Signore si prende cura di tutti, gioisce per il terreno buono ma continua a guardare con speranza anche quello pieno di sassi e inciampi e proprio su di esso esce a seminare.
Non dobbiamo temere, la Parola non si esaurisce: c’è sempre un’altra parte di seme che ci attende, dovunque, per germogliare.
Chiara Curzel